La rimozione degli strati impermeabili dovrebbe essere una priorità in molte parti d’Italia per contrastare gli effetti negativi della cementificazione, alluvioni in testa, e migliorare inoltre la qualità dell’aria e la biodiversità. Ma non da oggi.
Se si guarda agli ultimi anni di trasformazioni urbane a Milano, il tema del consumo di suolo non può essere ridotto a qualche aiuola recuperata o a qualche render verde diffuso sui social.
La questione è molto più profonda: per anni si è perseguito un modello di sviluppo basato sulla massimizzazione delle superfici edificate, sulla densificazione e sulla valorizzazione immobiliare, spesso a scapito di aree verdi, spazi liberi e permeabilità del terreno.
Oggi, a poche settimane dall’avvio della campagna elettorale per il rinnovo dell’amministrazione, emerge con forza da parte dell’attuale amministrazione, il tema della “depavimentazione futura”. (Milano – Il programma di depavimentazione – Città Clima)
Una svolta improvvisa che inevitabilmente solleva una domanda politica: perché adesso?
Nessuno mette in discussione il valore di aumentare il verde o di rimuovere asfalto dove possibile. Ma il punto non è l’utilità di questi interventi. Il punto è la proporzione tra ciò che si racconta oggi e ciò che è accaduto negli anni passati.
Se la depavimentazione è davvero una priorità ambientale, perché non è stata perseguita con la stessa determinazione quando venivano approvati interventi che aumentavano il cemento e riducevano il verde?
Perché si parla oggi di rimuovere qualche metro quadrato di asfalto dopo anni in cui il dibattito pubblico è stato dominato dalla necessità di costruire, rigenerare e valorizzare?
Il rischio è che la narrazione della depavimentazione assuma il sapore di un’operazione comunicativa: si mostrano piccoli interventi simbolici per compensare, almeno nell’immagine, scelte urbanistiche che hanno avuto impatti ben più consistenti sul territorio.
La vera misura dell’impegno ambientale non è la promessa di ciò che verrà fatto domani, ma il bilancio tra quello che è stato consumato ieri e ciò che è stato restituito alla città.
E su questo terreno il confronto resta aperto.
In altre parole, i cittadini possono legittimamente chiedersi se stiamo assistendo a un cambio di paradigma urbanistico o semplicemente alla costruzione di un nuovo racconto elettorale.
Prima il cemento, poi i filmati sulla depavimentazione. Dopo aver contato i metri cubi costruiti, ora si contano i metri quadrati restituiti.
Peccato che il conto non torni.

