Finalmente leggiamo che Carlo Monguzzi è stato proposto per l’Ambrogino d’oro alla memoria!

Ogni anno Milano assegna l’Ambrogino d’Oro. Ed ogni anno la stessa domanda torna a galla: stiamo premiando chi serve davvero la città o chi è già conosciuto?
Milano ama raccontarsi come capitale dell’innovazione, degli eventi, dei grattacieli e degli investimenti. Ma la vera città vive anche nei quartieri, nei comitati, nelle associazioni, nei cittadini che spendono tempo e passione per difendere il verde, i servizi pubblici, gli spazi comuni e la qualità della vita.
L’Ambrogino dovrebbe essere il premio della gratitudine civica, non il riflesso degli equilibri del momento. Dovrebbe accendere un faro su chi migliora Milano, non solo su chi la rappresenta.
Perché una città che premia solo chi applaude se stessa rischia di non vedere più chi la difende.
La domanda non è chi merita l’Ambrogino. La domanda è: Milano vuole premiare il consenso o il coraggio?

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Milano ama raccontarsi come città del merito. Poi basta una decisione come questa per ricordare che, troppo spesso, il riconoscimento dipende ancora dagli equilibri del momento più che dal contributo dato alla comunità.
La memoria selettiva è una forma elegante dell’ingratitudine.

