Nel dibattito sul futuro di San Siro si parla molto di investimenti, opportunità immobiliari e nuovi progetti. Si parla molto meno dei costi ambientali della demolizione.

Eppure i numeri meritano attenzione a partire dai 23.400 viaggi di camion necessari a portare via tutto. Cosa respireremo?!
Secondo la documentazione tecnica relativa alla demolizione dello Stadio Meazza, si stima la produzione di circa 93.750 metri cubi di macerie, pari a 225.000 tonnellate di materiali da demolire e smaltire.

Non si tratta solo di calcestruzzo.
Le stime indicano anche circa:
- 100.000 tonnellate di acciaio
- 2.500 tonnellate di metalli
- 4.000 tonnellate di plastica
- 5.000 tonnellate di materiali impiantistici
- 2.500 tonnellate di cartongesso
- 2.000 tonnellate di RAEE
- 750 tonnellate di guaine
- oltre 1.000 tonnellate di materiali fibrosi contenenti amianto
Numeri che descrivono una delle più grandi operazioni di demolizione mai affrontate in città.

A questi dati si aggiungono le valutazioni del professor Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, secondo cui la demolizione e ricostruzione del Meazza potrebbe generare emissioni pari a circa il 5% delle emissioni annuali dell’intera città, con un impatto ambientale che richiederebbe centinaia di ettari di nuove aree boscate per essere compensato.
La questione, quindi, non riguarda soltanto uno stadio.
Riguarda il modello di sviluppo che Milano vuole adottare.
In un’epoca in cui l’Europa chiede di ridurre le emissioni, limitare il consumo di risorse e privilegiare il riuso del patrimonio esistente, è legittimo chiedersi se la demolizione rappresenti davvero la scelta più sostenibile.
Rigenerare significa preservare valore, ridurre sprechi e minimizzare l’impronta ambientale.
Demolire significa invece produrre enormi quantità di rifiuti, movimentare materiali per anni e affrontare problematiche complesse legate alla gestione di sostanze come l’amianto.
Per questo motivo molti cittadini chiedono che il sindaco li tuteli come dovrebbe essere nel suo ruolo.

Prima di assumere decisioni irreversibili, sarebbe opportuno approfondire in modo trasparente tutti gli impatti ambientali, sanitari e sociali dell’intervento.
La sostenibilità non può essere uno slogan. Deve essere il criterio con cui si valutano le grandi trasformazioni urbane.
Per questo la richiesta è semplice:
Sala sospenda la VAS.
La tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente deve venire prima del cemento.
San Siro si può rigenerare. Le risorse del pianeta no.

Mentre si parla di nuovo stadio e sviluppo, vale la pena riflettere anche sul costo ambientale dell’operazione: montagne di rifiuti da gestire, migliaia di tonnellate di materiali da trasportare e bonifiche complesse che coinvolgono anche materiali contenenti amianto. Da qui un’unica richiesta: SALA sospenda la VAS! Tutelare la salute dei cittadini è un suo dovere.


