80.000 persone, una grandinata e la verità che nessuno voleva vedere: La Maura non è un luogo per mega-concerti.

Per anni chi vive il territorio ha ripetuto sempre la stessa cosa: La Maura non è il luogo adatto per concentrare 80.000 persone nel cuore di un’area residenziale.

Non servivano profezie, bastava guardare una mappa. Bastava osservare le strade di accesso, le fermate della metropolitana, i flussi di uscita, la presenza di quartieri abitati tutto intorno.

Eppure, anno dopo anno, si è continuato a sostenere che fosse tutto sotto controllo.

Poi è arrivata la realtà.

Sabato sera il concerto di Bad Bunny è stato interrotto da un violento temporale. Decine di migliaia di persone hanno dovuto lasciare contemporaneamente l’area. I vigili del fuoco hanno evacuato circa 80.000 spettatori e sono stati segnalati feriti colpiti dalla grandine, ambulanze bloccate nelle strade di quartiere invase da persone in fuga….telefoni e internet bloccati o a singhiozzo hanno peggiorato la situazione….le MM chiuse anche in anticipo poi non hanno certo aiutato.

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’eventuale saturazione delle reti mobili. In un contesto con decine di migliaia di persone che cercano contemporaneamente di:

  • chiamare familiari;
  • utilizzare app di navigazione;
  • ricevere aggiornamenti;
  • contattare i servizi di emergenza,

la capacità di comunicazione diventa un fattore di safety rilevante.

La domanda non è se il temporale fosse prevedibile. La domanda è: cosa sarebbe successo se l’emergenza fosse stata ancora più grave? I percorsi di evacuazione hanno retto ai flussi reali?

Da anni vengono segnalate criticità legate alle vie di fuga, alla saturazione delle strade e alle difficoltà di accesso per i mezzi di soccorso nell’area di La Maura. Nei documenti e nelle osservazioni presentate da residenti e comitati si parla esplicitamente di assenza di adeguati corridoi di emergenza e di difficoltà di deflusso in caso di evacuazione.

E infatti sabato si è visto esattamente ciò che molti temevano: migliaia di persone in movimento contemporaneamente sotto pioggia, vento e grandine, mentre la fermata MM Uruguay veniva chiusa anticipatamente per gestire l’emergenza e il deflusso.

Il risultato? Una massa enorme di persone riversata verso le fermate rimaste accessibili, in particolare Lampugnano, in una situazione che ha messo sotto pressione l’intero sistema di mobilità.

Questa vicenda dimostra una verità semplice: i mega-concerti non devono essere organizzati dove “ci stanno”, ma dove possono essere gestiti in sicurezza.

Esistono aree esterne alla città, o comunque non immerse in quartieri residenziali, che possono essere progettate per accogliere grandi eventi con parcheggi adeguati, vie di accesso dedicate, spazi di accumulo, navette e corridoi di emergenza. Continuare a utilizzare La Maura come se fosse un grande impianto pensato per eventi da 80.000 persone significa ignorare i limiti fisici del contesto urbano.

Il punto non è essere contro la musica o contro i concerti.

Il punto è chiedere una cosa molto semplice: la sicurezza venga prima degli incassi e dei record di presenze: ci sarà un motivo per cui a tutto questo la Giunta guarda dall’altra parte?!

Perché dopo quello che è successo non è più possibile liquidare le preoccupazioni dei residenti come allarmismo. La grandine non ha creato il problema. La grandine ha semplicemente mostrato a tutti un problema che era già lì.
E che molti avevano segnalato da anni.