L’altra faccia dei grandi concerti: cosa resta al Parco di Trenno?

Vedere la propria città viva e piena di musica è bellissimo, ma a quale costo? Quando i grandi eventi invadono le nostre aree verdi, come il Parco di Trenno e le zone limitrofe, a pagare il prezzo più alto è la natura. Non si tratta solo di qualche ora di musica, ma di settimane intere di forte impatto ambientale:

Il caos dei flussi (Ingressi e Uscite): Migliaia di persone che calpestano aree delicate, recinzioni chilometriche che frammentano il parco e furgoni della logistica che compattano il terreno. I prati, anziché respirare, subiscono danni che richiedono mesi per essere ripristinati.

 Parcheggio selvaggio e “Ton Sen” (Inquinamento acustico e degrado): Auto e mezzi pesanti lasciati ovunque, anche sulle aree verdi e sui percorsi pedonali. Il livello di rumore (i decibel delle prove e dei live) si propaga per chilometri, trasformando un’oasi di pace in una cassa di risonanza insostenibile.

 Il dramma invisibile degli animali: Uccelli, piccoli mammiferi e tutta la fauna locale che vive nel parco subiscono un vero e proprio trauma. Le forti vibrazioni e le luci accecanti interrompono i cicli naturali, spaventano i cuccioli e spingono molte specie a fuggire terrorizzate, esponendole ai pericoli del traffico stradale circostante.

Un parco pubblico nasce per essere il polmone verde della comunità e il rifugio della biodiversità urbana. Trasformarlo regolarmente in un’arena industriale per decine di migliaia di persone non è sostenibile.

La musica è cultura, ma la tutela dell’ambiente e degli animali deve tornare in cima alle priorità. Chiediamo rispetto per i nostri parchi!