Veramente volevamo una città per pochi, per ricchi, piena di eventi che spesso non ci possiamo permettere?
Il costo della vita è cresciuto rapidamente. Gli affitti hanno raggiunto livelli che molte famiglie e molti giovani non riescono più a sostenere. La questione della sicurezza continua a occupare il centro del dibattito pubblico. Le periferie chiedono maggiore attenzione e servizi. La mobilità urbana è chiamata a confrontarsi con esigenze sempre più complesse. Chiunque vincerà le prossime elezioni dovrà misurarsi con questi temi.
Hanno costruito la “Milano che vola”. E intanto hanno lasciato indietro chi vive la città.
I numeri raccontano successi, ma sotto la superficie cresce il prezzo:
affitti fuori controllo, servizi sotto pressione, quartieri piegati a eventi e rendite.
Oggi lo ammettono. Tardi. Quando i problemi sono esplosi.
Domani promettono di cambiare. Ma con quali scelte? Con quale coraggio?
Perché la vera domanda non è cosa è stato fatto. È cosa non si è voluto fare quando si poteva.
E Milano non ha bisogno di altri bilanci autocelebrativi.
Ha bisogno di una cosa semplice: mettere al centro i cittadini, non gli interessi.

La questione che deciderà le elezioni: Milano è ancora una città per tutti?
Esiste un tema che probabilmente influenzerà più di ogni altro il voto del 2027. Molti milanesi iniziano a chiedersi se la città sia ancora accessibile. La crescita del valore immobiliare ha portato ricchezza e investimenti, ma ha anche aumentato le difficoltà per chi vive del proprio stipendio. Studenti, giovani professionisti, lavoratori e famiglie faticano sempre più a trovare soluzioni abitative sostenibili.
Milano continua ad attrarre talenti da tutta Italia e dall’estero, ma rischia contemporaneamente di espellere chi non riesce a sostenere il costo della permanenza. È una contraddizione che nessuna forza politica potrà ignorare.

