(rassegna stampa in calce all’articolo)
Estratto da FanPage:
Il capogruppo in Regione del Pd Pierfrancesco Majorino, la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, l’assessore al Bilancio Emmanuel Conte, il giornalista Mario Calabresi, l’esperto di politiche urbane Tommaso Goisis, la ricercatrice universitaria Carlotta Cossutta, il giornalista Gianni Barbacetto, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, lo scrittore Roberto Parodi, il presidente di Assolombarda Alessandro Spada, la professoressa Marta Marsilio, l’ex rettore Ferruccio Resta, il giornalista Paolo Del Debbio, l’ex sindaco Gabriele Albertini, il proprietario di Panino Giusto Antonio Civita, l’economista Carlo Cottarelli, il direttore di Leonardo3 Massimiliano Lisa, l’ex consigliere comunale Pietro Tatarella, il sottosegretario al ministero della Difesa Matteo Perego di Cremnago, l’europarlamentare Silvia Sardone, l’europarlamentare Letizia Moratti e il presidente dell’ordine degli avvocati di Milano Antonino La Lumia.
Probabilmente ce ne staremo dimenticando qualcuno, così come non appena questo articolo sarà pubblicato spunteranno ancora tanti altri nomi. Una frenesia, soprattutto nel centrodestra, che affatica gli occhi e le orecchie dei milanesi e di tutti coloro che seguono la corsa alle elezioni amministrative 2027 di Milano. Un delirio di leader (e non solo) che li porta a sputare tanti nomi senza riferimento ad alcun progetto politico per la città.

Sembra che a Milano nel 2027 non si voterà soltanto un sindaco.
Si assisterà, molto più semplicemente, a un casting.
Perché la sensazione, sempre più evidente, è che la candidatura a Palazzo Marino sia diventata una categoria aperta: accesso libero, nessuna esperienza richiesta, forte esposizione mediatica consigliata.
Manager, imprenditori, influencer, attivisti, volti già noti e che hanno già fallito nei loro compiti, liste civiche che cambiano pelle riciclandosi, volti che si fanno notare all’ultimo minuto.
Tutti, ma proprio tutti, sembrano volersi candidare ma il punto, però, non è chi si propone. Il punto è cosa porta davvero sul tavolo. Boh!

Dal programma al posizionamento
La politica milanese sembra aver fatto un salto: non più programmi, ma posizionamenti.
Non più contenuti, ma storytelling. Ini linea con quanto assimilato in questi anni di Giunta tanto fumo e poco arrosto!
Le candidature si costruiscono come un brand:
- c’è chi rappresenta “la crescita”
- chi incarna “la sicurezza”
- chi promette “il cambiamento”
- chi semplicemente “si presenta bene”
Ma quando si prova a scavare, emerge un vuoto curioso:
molti nomi, pochissimi contenuti concreti.
Dove sono le risposte su:
- il costo della vita fuori controllo
- la crisi abitativa
- i trasporti sempre più sotto pressione
- il rapporto tra sviluppo e vivibilità e la periferia
- l’inquinamento e la viabilità
- i grandi eventi e i grandi progetti
Domande reali, spesso sostituite da slogan intercambiabili.
Milano come palco (non come città)
Chi si candida non sempre sembra voler governare una città complessa. Più spesso sembra voler interpretare un ruolo:
- il visionario
- il tecnico
- l’uomo del fare
- l’outsider
Il problema è che Milano non è una scenografia. È una città dove vivere sta diventando sempre più difficile per chi non rientra nei “quartieri premium”. Eppure questo tema resta sullo sfondo, mentre in primo piano ci sono:
- rendering
- grandi eventi
- narrazioni autocelebrative
Tutti candidati, nessuno davvero esposto
L’impressione più paradossale è questa:
più candidati ci sono, meno rischio politico reale si vede.
Perché esporsi sui contenuti significa:
- dire cose scomode
- scontentare qualcuno
- prendersi responsabilità
Molto più semplice:
- restare generici
- parlare bene
- promettere tanto
- rimandare i dettagli
i “requisiti” sembrano essere quelli giusti per vincere… non per governare.
Il vero nodo: vivere la città
Perché Milano oggi è divisa in due:
- quella che cresce, investe, comunica
- e quella che fatica, si adatta, resiste
E tra queste due città, il ponte politico sembra sempre più sottile.
Milano sarà raccontata benissimo
Qualunque sarà l’esito nel 2027, una cosa è certa:
Milano continuerà a essere:
- brillante
- attrattiva
- perfetta da raccontare
Molto meno, forse, da vivere. E mentre il casting continua, il rischio è che la scelta finale non sia tra visioni diverse, ma tra narrazioni diverse dello stesso problema.
E quando chiediamo aiuto all’intelligenza artificiale per creare una immagine della situazione ci viene proposta questa immagine emblematica

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