Il Tunnel Patroclo è un sottopassaggio storico di Milano, realizzato per i Mondiali del 1990, attualmente al centro dei piani di demolizione e ricostruzione legati al nuovo stadio di San Siro.
Storia e funzione

Il Tunnel Patroclo è stato costruito per i Mondiali del 1990 con l’obiettivo di garantire un collegamento rapido nord-sud nel quadrante ovest di Milano, bypassando l’area dello stadio e collegando vie importanti come via Novara e via Tesio.

L’infrastruttura ha permesso di mantenere la continuità della viabilità anche durante eventi sportivi, con connessioni verso poli urbani rilevanti come l’ospedale San Carlo. Negli anni, il tunnel ha mantenuto la sua funzionalità senza criticità strutturali o necessità di consolidamento.

Tunnel Patroclo e il caso: il declassamento a strada di quartiere per evitare la valutazione ambientale

COME STANNO REALMENTE LE COSE?

Per chiarire: il progetto è quello di rifare completamente il tunnel, che nelle idee di Inter e Milan permetterebbe di essere un passaggio verso il nuovo stadio ma sarà a spese del Comune per una cifra intorno agli 80 milioni di euro. Da qui la discussione sull’utilità dei lavori, che secondo noi potrebbero essere svolti in maniera meno invasiva, andando quindi a risparmiare una discreta cifra. Attualmente, questa opera è stata definita di pubblica utilità, quindi Inter e Milan possono procedere andando poi a scontare la cifra spesa da quella garantita al Comune.

Al contrario, se il tunnel fosse identificato come opera con la finalità di creare il collegamento con i futuri parcheggi sotterranei a servizio dello stadio, degli uffici, dell’hotel e degli altri servizi che cresceranno intorno al nuovo stadio, ecco che si identificherebbe come una necessità esclusivamente privata, con i conseguenti costi che rimarrebbero di competenza di Inter e Milan (tratto da Calcio e Finanza)

Quello che emerge da questa vicenda è qualcosa di molto concreto: non è un incidente, è un metodo. Prima si progetta un’opera invasiva, poi si “adatta” la classificazione per evitare controlli ambientali più stringenti. Il risultato? Meno trasparenza, meno garanzie per i cittadini, meno possibilità di valutare davvero l’impatto sul territorio.

E mentre si trovano soluzioni creative per aggirare procedure come la VAS, si continua a raccontare ai milanesi che “non ci sono risorse” per i servizi essenziali. Ma le risorse, evidentemente, ci sono. Il punto è dove si decide di metterle.

Perché con gli stessi soldi e la stessa determinazione si potrebbero affrontare problemi reali e quotidiani: piscine pubbliche insufficienti, palestre scolastiche che mancano, asili saturi, scuole da riqualificare, parchi da curare e ampliare. Servizi che migliorano davvero la vita dei quartieri, non operazioni opache che la complicano.

E allora la domanda è semplice: di chi è la responsabilità di queste scelte? È della Giunta comunale, che approva e indirizza, del Sindaco e degli assessori competenti, che decidono le priorità e accettano che si proceda in questo modo. Perché non è un tema tecnico: è una scelta politica.

A Milano non manca la capacità di investimento. Manca la volontà di mettere al centro i cittadini, invece degli equilibri tra interessi e grandi operazioni. E finché questa sarà la linea, continueremo a vedere servizi che mancano… e scorciatoie che invece funzionano benissimo.

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